Draghi, Renzi, tamponare non basta e non serve………….

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Ancora, e per l’ennesima volta, assistiamo ai consolidati e datati tentativi di risolvere il problema economico e finanziario italiano ed europeo, per mezzo di strumenti monetari che daranno un frutto rinsecchito, destinato ad esaurirsi presto.

Purtroppo si continua a battere la strada vecchia, che non può che portare alla rovina.  Si continua a far leva sull’ignoranza popolare in fatto economico e monetario per mantenere uno “status quo” che è l’emblema del decadimento politico e sociale della nazione.

Occorre al contrario studiare e adottare misure e soluzioni strutturali che ribaltino il sistema.

Tuttavia questa rivoluzione non deve aver nulla a che fare con un sistema economico extra mercato, non perché teoricamente irraggiungibile ma, perché non realizzabile allo stato attuale della ricerca economica.

Di questo dovrebbe esserne assolutamente consapevole la sinistra, che fa finta di niente e continua a metter i bastoni tra le ruote, col risultato che sappiamo, tanto la colpa e della destra ladra, vero?

Molto più semplicemente  serve richiamare i principi fondamentali del mercato con i controlli adeguati, mentre sono sempre stati ordinariamente elusi, boicottati, travalicati con un’infinità di norme impossibili da rispettare.

In estrema sintesi e in modo assolutamente non esaustivo, occorre portare il sistema ad abbandonare la deriva del “debito” come struttura finanziaria, che ci ha regalato la finanza creativa e derivata a livelli eccessivi e intollerabili, responsabili della distruzione del risparmio e a cascata delle aziende e del lavoro.

Vi sembra logico risolvere i problemi del debito creando altro e ancor maggior debito?  C’è una grande contraddizione nel sistema.

Esso non è fondato sulla formazione del debito a tutti i livelli, ma al contrario sul credito e sul risparmio.

Lo Stato non dovrebbe essere in disavanzo o deficit ma dovrebbe essere sempre in avanzo, nel senso che le tasse, su cui si fonda la gestione pubblica, devono bastare però  senza esagerazione, diciamo nella media di un 10/15% per persone e aziende, nel soddisfare il fabbisogno statale.

Se i conti non tornano allora occorre cercare equilibri diversi, non nel senso dell’aumento delle tasse, ma nel trovare aperture su nuovi mercati, nel creare prodotti e sevizi di qualità, ricerca e tecnologia, benessere e cultura e porre limiti di sovraffollamento demografico tali da recuperare efficienza e reddito pro-capite.

La maggior parte dei politici e molti economisti sono critici su tale visione e semplicemente teorizzano l’identità numerica tra debiti e crediti, nel senso che ad un debito corrisponde una uguale misura di credito.

Quindi per il sistema nulla cambia, somma zero.

Certo, ma cambia ampiamente per i soggetti detentori di debito  e quelli detentori di credito.

Il debitore in questo sistema è quello che dorme sempre sonni tranquilli……

I casi di default storici sono noti a tutti e quasi in tutti i casi le cause non sono state per ragioni di mercato o soltanto congiunturali ma di mala gestione di abusi e corruzioni.

Non c’è bisogno di continuare.

Per altro troviamo gente che teorizza il deficit dello Stato come il giornalista economico Paolo Barnard, che sostiene che lo Stato in quanto emettitore di moneta attraverso questo signoraggio deve sostenere il gap di mercato tra domanda e offerta attraverso l’acquisto dei beni e servizi invenduti, tale che si risolverebbe così il problema del lavoro, disoccupazione , produzione ecc. Che bello, ha trovato la soluzione a tutto!  Basta stampare moneta.

Vedete, questa è l’ignoranza della sinistra e anche il populismo e soprattutto  un comportamento subdolo e mistificatorio nell’attirare le masse purtroppo ignoranti a loro volta, al voto.

Bisognerebbe veramente trovare il modo di istruire il popolo dal lato finanziario ed economico altrimenti l’avranno sempre vinta loro.

Quindi, abbassare il costo del denaro in un sistema inceppato per altre cause avrà sempre risultati di brevissima durata.

Il prof. Draghi ne è consapevole, infatti ha già ventilato ipotesi di altre misure di sostegno.

Tuttavia ciò che conta e che manca è il progetto di una struttura economica in equilibrio.

Ma per far ciò, occorre prima di tutto dare un taglio importante e secco e immediato al debito pubblico.

Michele Boldrin ci aveva indicato, forse troppo sommessamente, la strada nelle varie interviste e tribune politiche.

La modalità non è altro che scambiare i beni detenuti dallo Stato, siano essi immobili che aziende pubbliche, partecipate direttamente, con BOT e CCT e altro debito detenuto sia dai maggiori Istituti di credito, banche e assicurazioni che dai cittadini.

E’ sicuramente possibile dare un taglio di almeno 5/600 miliardi includendo in questo scambio anche la Cassa depositi e prestiti( l’IRI qualcuno se l’è già mangiata per nulla), l’INPS depurata delle porcate, Poste che stanno per essere privatizzate per nulla, (altro errore di questi ignoranti che ci gestiscono) ecc.

Un tale taglio di debito si porterebbe immediatamente dietro un ulteriore riduzione degli interessi passivi per almeno 25/30 miliardi.

Il gioco sarebbe fatto!   Se inoltre  recuperassimo i miliardi dovuti dagli evasori delle case abusive, di cui si era già parlato in un precedente articolo, per un valore di circa 100 miliardi, allora davvero sarebbe la Germania ad aver paura dell’Italia.

Naturalmente i contraddittori enfatizzano tutto come  fantasie, pensieri semplicistici e altro ancora.

Ma non è così, d’altra parte se la strada che stiamo percorrendo è quella giusta, perché stiamo affondando?

Renzi ci dice, in merito alla vicenda dell’ennesima corruzione sul “MOSE”  di Venezia,  che chi ruba è un traditore e che le leggi e regole per impedire di rubare ci sono già.

Non è affatto vero.

Come mai bisogna essere onesti e porre buona volontà per non rubare?  Perché non ci sono regole .

Ne basterebbero poche ma buone, c’è al contrario tanta confusione e burocrazia ma regole efficaci, zero!  Possiamo dimostrarlo subito.

L’appalto pubblico è tra le maggiori fonti di dispersione di finanza pubblica, dietro la spesa per investimenti e lavori pubblici si annidano le maggiori entrate della criminalità organizzata.  Questa cosa è denunciata ovunque.

Ebbene, invece che avere una burocrazia enorme circa il contratto di appalto e sub-appalto baserebbero due semplici sbarramenti alle aziende che ambiscono a lavorare per la P.A.

  1. L’appalto dovrebbe esser dato soltanto ad aziende che stanno sul mercato da oltre 15/20 anni, non hanno avuto problemi finanziari e giudiziari, sono certificate e la prova deve provenire dalle referenze bancarie e dai bilanci, non da decine di documentazioni inutili, sono di comprovata qualità produttiva ed hanno capitalizzazione sufficiente.
  2. La quota di fatturato per la P.A non deve superare il 40/50% del fatturato o attività complessiva dell’azienda.

Altrimenti, tanto varrebbe che lo Stato costituisse aziende proprie al 100%, almeno non ci sarebbero problemi di appalti e corruzioni.  Il diritto e la giurisprudenza vanno adeguati di conseguenza.

Per quanto riguarda l’espansione monetaria della BCE, appare del tutto inutile se non dannoso indurre le banche a forzare i prestiti ed immettere sul mercato ulteriore liquidità che molto probabilmente non troverebbe la strada del rientro aggravando una situazione già insostenibile.

Il problema dei crediti in sofferenza per le banche supera  il patrimonio delle stesse.

Roba da fallimento!

La democrazia senza il controllo è solo ladrocrazia.

 

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