Andrea Peinetti 14 marzo 2018
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IL SOGNO

L’uomo anziano si alza e prende la parola. Tutto l’emiciclo lo ascolta in silenzio.

Le sue parole rimbombano nell’aula, cadendo pesanti.

“La nostra forza politica ha vinto le elezioni, la nostra coalizione ha la maggioranza e il nostro partito ne è la guida.

Per poco non abbiamo raggiunto la soglia sufficiente a renderci indipendenti e per questo siamo disposti a sacrificarci e a cercare un compromesso. Proponiamo quindi alla parte responsabile della sinistra, che è in grado di capire, come noi, la necessità di dare un governo stabile al paese, di costituire insieme un governo di coalizione, fondato sui comuni valori nella profonda convinzione di fare il bene dell’Italia.”

Come se fosse stato dato un segnale, tutti si voltano verso il giovane segretario che ascolta con attenzione il discorso, la mano sul mento e un sorriso disegnato sul volto.

Tocca a lui alzarsi e prendere la parola. L’aula sembra trattenere il respiro …

“Grazie al nostro governo l’Italia è quasi uscita dalla crisi, anche se ancora molto c’è da fare. Siamo pronti per questo ad accettare di condividere gli oneri che solo chi ha a cuore il proprio paese è in grado di accettare appieno.

Faremo insieme un percorso che ci vedrà, diversi ma insieme, a riformare e cambiare la nazione”

Sembra di sentire un unico fiato, un sospiro di soddisfazione che unisce le due coalizioni.

E’ fatta. Il vecchio potrà coronare il sogno della presidenza della repubblica, il giovane potrà riprovare la scalata verso il successo.

Tutti insieme si potrà continuare a gestire il potere, con gli scambi di favori, le nomine delle persone giuste al posto giusto, un’assunzione qui, un contributo là …

E’ così bello lavorare per il proprio paese !!

LA REALTA’

Nella stanza chiusa della segreteria, l’uomo anziano era furioso.

Com’era possibile ? Cos’era successo ?

Lo aveva chiamato un attimo prima quel troglodita che doveva servire a raccogliere i voti dei più beceri tra gli italiani, i più xenofobi e razzisti. E lo aveva preavvisato che, per cominciare, i presidenti di Camera e Senato sarebbero stati divisi tra i vincitori delle elezioni. I VINCITORI ! Siamo noi i vincitori, la coalizione. E la coalizione la guido io !

No, gli aveva risposto. Lo hai detto tu e lo hai ripetuto più volte. La coalizione la guida chi prende più voti. Cioè IO. Tu fai il bravo, vuoi che mi metta d’accordo con loro anche per il governo, loro che vogliono mandare tutti a … ?

Non andava molto meglio qualche isolato più in là.

Riuniti da ore, il giovane e i suoi consiglieri, il suo “cerchio magico”, cercavano di capire, di studiare un modo di uscire indenni dalla tempesta.

Il partito non era un problema, aveva troppi interessi in gioco per ribellarsi realmente. Il vero problema era un altro: come evitare l’onda dei nuovi. non certo pericolosi oggi, ancora così deboli e rigidi nelle loro convinzioni? Perché il vero pericolo era domani. Il rischio di un’erosione continua, fino alla consunzione finale. Come, come, come ? Non certo appoggiando un loro governo, non certo appoggiando un centro destra a guida leghista …

Due luoghi diversi, un’unica soluzione: negare ogni possibilità di compromesso, costringere ad un governo di transizione, con tutti dentro e un buon personaggio di garanzia, uno dentro al sistema, tranquillo, senza troppa fantasia.

… E SE …

Dopo il giro di consultazioni, il presidente si prese alcuni giorni per riflettere. Un uomo come lui, rispettoso di regole e istituzioni, doveva digerire con calma le informazioni, doveva arrivare alla conclusione con l’assoluta certezza di aver fatto ciò che era giusto fare.

Infine lo convocò. Era stato indicato da tutti e due e insieme erano la maggioranza assoluta. Non poteva evitarlo.

Quando uscì, il suo discorso fu semplice, veloce e chiaro. “Ho un mandato, quattro punti da realizzare, due indicati dalla Lega, due dai 5S. Mi sono impegnato a realizzarli e questo sarà il mio lavoro nei prossimi mesi. Ci rivediamo tra un anno per vedere se siamo riusciti. Vado a lavorare, buona giornata.”

Ma quello che fece più scalpore furono le parole dei due, Matteo e Luigi. Insieme, sorridenti, calmi. “Abbiamo capito che per cambiare l’Italia è necessario cambiare le modalità. Non siamo qui per dividerci il potere, ma per portare a termine quanto abbiamo promesso. Non tutto perché, non avendo la maggioranza, abbiamo dovuto fare un compromesso. I due punti che riteniamo fondamentali per uno e per l’altro. Da realizzare in un anno.  Per dimostrare che siamo in grado. Che possiamo farlo”

E l’Italia cambiò

 

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