La pressione fiscale italiana è alle stelle

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L’ On. Enrico Letta ha proprio un bel coraggio a definire con entusiasmo la Legge di Stabilità appena disegnata dal suo Governo come un provvedimento che crea “nessuna tassa e pochi tagli”.
Sentendo questa dichiarazione viene proprio da pensare che abbia frequentato un Master in recitazione.
Le imposte dirette e indirette in Italia costituiscono la pressione fiscale più alta d’Europa e una delle prime del mondo: siamo ormai arrivati alla percentuale record del 68,3% di tassazione contro il 46,8% della Germania.
Nel 2014 verrà introdotta  la nuova tassa sui servizi denominata TRISE che servirà a far pagare ai cittadini la pubblica illuminazione  e lo smaltimento dei rifiuti.
Inoltre dal 1 gennaio 2014 aumenterà la tassa di concessione governativa del 20% passando da 168,00 euro a 200,00 euro.
E come possiamo dimenticare l’aumento, già in vigore, del 20% sulle marche da bollo da 14,62 euro e da 1,81 , le più utilizzate, che ora costano 16,00 e 2,00 euro.
Per non parlare dell’Imposta sul valore aggiunto, l’I.V.A., che è stata incrementata di un altro punto percentuale e tocca quota 22%: è l’imposta  indiretta più ” fastidiosa” perchè va a colpire tutti i consumatori finali.
A questo “bollettino di guerra” tributario non possiamo omettere il continuo aumento del costo della benzina che è fortemente influenzato dalle accise statali sempre in costante crescita.
In Italia si contano più di 100 differenti tasse, manca solo la tassazione dell’aria che respiriamo ma credo con tutta sincerità che abbiamo già provato a pensare anche a questa…
Davanti all’evidenza dei fatti, continuare a dissimulare e negare ciò che tutti vedono chiaramente è un atteggiamento irrispettoso nei nostri confronti e un insulto alla nostra intelligenza!
Se questa è la ricetta per rilanciare la competitività del sistema economico italiano e attrarre nuovamente l’interesse degli investitori stranieri allora il Governo Letta farebbe bene ad ammettere con onestà che non è in grado di raggiungere questo obiettivo e  dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni  in nome del bene comune della Nazione.

Ormai sono passati 23 mesi dal quel novembre 2011 in cui l’ultimo Governo eletto democraticamente dal popolo è stato obbligato a dimettersi a colpi di spread: in questo periodo i tecnici, i saggi e poi l’attuale governo di larghe intese avrebbero dovuto costruire le premesse per la svolta e per il rilancio economico e invece la classe politica di turno e i burocrati stanno solamente perdendo tempo prezioso.

Come al solito questi “luminari dell’economia” hanno imposto enormi sacrifici a noi cittadini addebitandoci il pagamento  dell’IMU, una vera e propria patrimoniale sugli immobili  inventata da Monti,  e  le continue tasse aggiuntive.
Questi sforzi che risultati hanno prodotto?

Nessuno positivo ma tanti negativi: il debito pubblico continua a crescere, i costi e gli spechi non vengono ridotti, le aziende continuano a chiudere a causa della crisi o sono costrette a spostarsi in Svizzera e in altri paesi europei con minor pressione fiscale, i consumi sono  in forte calo, i carrozzoni para-statali come Telecom, Alitalia o Monte Paschi vengono salvati a tutti i costi a spese dei contribuenti e la disoccupazione è  in aumento.

Invece per salvare l’Italia basterebbe attuare il programma di FARE per Fermare il Declino!

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