La speranza, la paura e la realtà.

Sri Lankan wild elephants walk through a field at a wild life sanctuary in Minneriya on August 12, 2011. Sri Lanka began surveying its wild elephant population living in national parks as part of a conservation drive to protect the dwindling animals. The island's elephant population has dwindled to some 4,000 from a high of 12,000 recorded in 1900s, according to the Department of Wildlife Conservation. The two-day survey ends on August 13, 2011. AFP PHOTO/Ishara S. KODIKARA (Photo credit should read Ishara S.KODIKARA/AFP/Getty Images)
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Ieri ho partecipato all’evento fondativo dei Repubblicani.

Sono andato sforzandomi di avere un approccio mentalmente libero e scevro da pregiudizi.

Ho ascoltato con attenzione e anche letto le critiche che subito sono spuntate sui social, non condividendole per la maggior parte.

Occorre partire da alcune premesse:

– L’Italia è un paese consociativo nel suo midollo, dopo anni di iniezioni di statalismo, prebende e regali da parte della  politica.

– L’Italia è un paese che non riesce a uscire da una crisi reale che non lascia intravedere un futuro positivo.

– Una gran parte del ceto ex-medio, che in parte ha goduto di una serie di privilegi, oggi si trova escluso e ha capito che occorre una politica nuova non minor presenza statale.

– Il centrodestra, per ammissione degli stessi attuali rappresentanti, ha perso vent’anni in affaretti di piccolo cabotaggio, non riuscendo a liberare nessuna delle energie positive che pure si portava al suo interno, utilizzando lo stato come fonte di privilegio (al pari della sinistra, ma con minor intelligenza e capacità) e mortificando i suoi interlocutori naturali, le piccole e medie imprese, i professionisti, le partite IVA, ecc.

– Nessuno dei protagonisti, se non per motivi di età o di limiti imposti (numero di mandati, arresti, ecc.), ha la minima intenzione di farsi da parte, arroccandosi dietro alcune rendite di posizione che vanno esaurendosi, ma che sono strumento utile per bloccare le posizioni.

– Il nuovo sistema elettorale costringerà in qualche modo l’unione delle diverse anime del centrodestra, se vorrà almeno sperare nella vittoria.

– Esiste un largo arcipelago di persone oneste, lavoratrici e intelligenti che hanno voglia di impegnarsi per cambiare la situazione attuale. Lo fanno spesso con motivazioni molto diverse tra loro, ma tutte sono pronte a spendere tempo, denaro e impegno per non lasciare al centrosinistra il monopolio politico.

Da tutto ciò è nata la proposta di ieri.

La nota principale dell’incontro mi è sembrata essere la “discesa in campo” del Tea Party che, seppure con tutti i distinguo e tenendosi le mani libere, ha dichiarato tutta la sua voglia di riuscire a dare un’impronta antistatale e liberista al movimento.

A cui aggiungere alcune note negative.

La prima deriva dai risultati elettorali, che ancora una volta non sono stati capiti da chi vorrebbe rappresentare una parte importante dell’elettorato.

E’ vero che gran parte dell’Italia non vuole la sinistra al governo, ma è altrettanto vero che la Liguria NON è una vittoria del centro destra, ma una sconfitta del centro sinistra.

E il Veneto, con Zaia vincitore assoluto, ha motivazioni profonde che poco hanno a che fare con la proposta politica e molto di più con la capacità gestionale del neo-governatore.

Purtroppo i due risultati hanno di nuovo dato vigore a speranza alla pletora di personaggi del sottobosco partitico che vedono la possibilità di riciclarsi con un volto nuovo e di perpetuare una sopravvivenza che temevano di aver perso.

L’altra nota negativa è data sicuramente dal fatto che una unione del centrodestra deve necessariamente fare i conti con personaggi che ormai ben pochi sono in grado di digerire (a partire da ministri dell’interno fino a ex-ministri o potentati vari).

E non si riuscirà a fare molto fino a che l’attuale classe politica non capirà che, come dichiarato ieri, “deve fare un passo indietro” e che la frase deve essere declinata con qualcosa di simile a “fuori almeno per qualche anno tutti coloro che hanno avuto ruoli dirigenziali in questi partiti perdenti”.

In pratica, ciò che è uscito ieri è la declinazione di una grande speranza (un centro destra finalmente aperto, liberale, meritocratico e moderno) unita al formalizzarsi di un enorme timore (fornire la sponda a chi ha solo intenzione di riciclarsi).

Ad oggi non ci sono segnali che permettano di far pendere la bilancia verso il lato negativo o verso il lato positivo.

Una riflessione però rimane e la pongo a tutti coloro che si macerano nel tentativo di trovare una soluzione valida: qualunque sia il contenitore finale in cui sarà necessario, prima o poi, provare ad inserirsi, occorre riuscire a presentarsi con una forza di intermediazione tale da poter influire, almeno parzialmente, sulle proposte politiche dello stesso.

E allora perché non proviamo a dimostrare che le nostre parole, quelle che sbandieriamo con grande forza, hanno un significato ed una realtà?

Perché non dimostriamo di essere in grado di realizzare ciò che diciamo ?

E partiamo da alcuni punti su cui tutti siamo concordi: federalismo, giustizia e meritocrazia.

Senza entrare nel dettaglio (che sarò ben felice di discutere con chi vorrà provare a rendere concreta l’idea), realizziamo una federazione dei mille rivoli liberali dimostrando come vorremmo fosse gestita la nazione: libertà di azione locale e coordinamento leggero nazionale, in modo corretto e meritocratico.

Mostriamo di saper fare quello che proponiamo. Con realtà e praticità.

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