Andrea Peinetti 23 giugno 2018
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DA UN MANOSCRITTO DEL XII SECOLO RITROVATO IN UNA CATACOMBA VICINO A SAN PANCRAZIO.

Raccontano le cronache che la vita di quello che sarebbe diventano Sant’Euserbio si svolse per un lungo numero di anni in modo semplice ed anonima. Era un piccolo artigiano che svolgeva il suo umile lavoro nel suo paesello della marca di Tolino, alle spalle delle Alpi.

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Il primo segnale di cambiamento avvenne quando il re, molto lontano da quei luoghi e che nessuno aveva mai visto, vinse una guerra conquistando un nuovo territorio, povero e mal ridotto dai regnanti precedenti. Il sovrano decise di impegnarsi per fare in modo che quella nuova landa diventasse un centro attivo e produttivo. E per ottenere i suoi obiettivi, chiese uno sforzo economico a tutti gli abitanti del suo regno.

Risultati immagini per tasse e tributoOra c’è da dire che già prima di questa decisione la vita per gli artigiani non era semplice, il lavoro difficile, spesso mal pagato e con i messi reali sempre a richiedere tasse e tributi. La nuova richiesta perciò mise in grave difficoltà la popolazione, che cominciò a mostrare un grande malcontento, anche perché cominciò a notare che la legge non era uguale per tutti, che alcuni godevano di ingiustificate condizioni favorevoli e che molti degli incaricati reali approfittavano della situazione per intascare denaro per conto proprio ed arricchire sé stessi e i propri amici e famigliari, mentre i pochi seri e impegnati venivano messi nell’angolo, impediti di far bene il proprio mestiere.

Qui le cronache cominciano a trovare piccole tracce del futuro Sant’Euserbio. Non accettando di sottostare passivamente alle condizioni ingiuste e inaccettabili, provò a ribellarsi con alcune proteste pubbliche. Essendo però una persona gentile ed educata, le sue proteste non solo non sortirono alcun effetto, ma lo portarono a momenti di puro scoramento.

La situazione precipitò quando, dal vicino regno di Avabia giunsero molti pellegrini, scacciati da quei luoghi da lunghi anni di carestia, da guerre tra le mille tribù in continuo conflitto tra loro e dalla speranza di trovare miglior futuro in un regno vincente come quello in cui il nostro amico viveva.

I nuovi arrivati diventarono immediatamente occasione di nuovi affari per i funzionari corrotti e merce di scambio per costringere gli abitanti a condizioni di lavoro sempre più massacranti e sempre meno retribuite. Invece di diventare una marcia in più per l’economia del paese, i poveri rifugiati divennero la bomba che fece scoppiare il dissenso.

Ne approfittarono due giovani svegli che, prima in contrapposizione e poi uniti, riuscirono a prendere il potere. Uno di loro urlava a gran voce che i nuovi arrivati dovevano essere rispediti indietro; l’altro prometteva alla popolazione di tornare ai tempi felici della gioventù, quando il lavoro non mancava e il regno regalava con molta generosità prebende e regalie a chiunque gridasse abbastanza forte.

Tutti e due sapevano perfettamente di non poter mantenere quanto promesso e tutti e due infatti, giunti al potere, continuarono per un bel pezzo ad urlare per coprire l’incapacità di realizzare i programmi dichiarati. Per molto tempo riuscirono a governare, aiutati dalla popolazione, che ne riconosceva la gioventù, la voglia di cambiare e la diversità rispetto ai dignitari spocchiosi che li avevano preceduti.

Ma ancor di più li aiutò il fatto che tutti gli amministratori precedenti, che fino ad un attimo prima si erano combattuti come avversari, si erano schierati insieme contro di loro. Tutte le loro critiche si esaurivano nel dire che erano giovani ed inesperti, senza rendersi conto che era proprio questo che convinceva il popolo, che era stufo di gente con parrucche e strascichi che prendeva decisioni sopra le loro teste (e spesso tagliandole) senza mai mostrare comprensione e umanità.

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Erano ormai tanto lontani dal mondo reale che la loro promessa maggiore era di tornare per rifare (meglio, a dir loro) le stesse cose fatte negli anni precedenti, anni che avevano portato i cittadini a sentirsi più poveri, più insicuri, meno protetti. A tal punto di stupidità può arrivare l’essere umano, quando sposa per troppo tempo il potere e dimentica la fatica giornaliera !

Sant’Euserbio, come tutti, subì questo periodo soffrendo per l’evidente impossibilità di cambiare un destino a cui il re, nel suo lontano palazzo nelle verdi colline di Breussel, con la complicità dei dignitari locali aveva condannato la marca. Per lunghi anni vide il rispetto, la dignità, l’educazione maltrattati e derisi, vide le mille potenzialità del suo territorio esaurirsi, vide la speranza spegnersi nel cuore e nell’anima di molti suo vicini e conterranei.

Era ormai convinto che la sua lunga vita si sarebbe esaurita senza poter cambiare nulla, che la sua prole non avrebbe potuto aver altro destino che cercar fortuna in altri lidi, che la sua amata patria sarebbe diventata una marca triste e secondaria, quando

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l’occasione fece di lui il Santo venerato e rispettato ancora oggi.

L’occasione venne quando i nuovi amministratori non furono capaci di organizzare le feste estive, feste

chiamate le Linee Verdi, che, se pur non risolvevano i problemi, perlomeno davano ai cittadini della marca un minimo di sollievo nella calura dei mesi più caldi, evitando di lasciarli incupiti nelle lunghe sere a meditare sui problemi.

Il nostro Santo chiamò a raccolta gli ultimi artigiani, i giovani musici e teatranti, i migliori e i più seri tra i vecchi amministratori, i cittadini che ancora amavano la propria città. Insieme preparano un unico, grande spettacolo da svolgere in un lungo weekend estivo, con acrobati e ballerini, mangiatori di fuoco e saltinbanchi.

Fu un festa magnifica, a cui partecipò tutta la popolazione. Furono tre giorni, ma tre giorni magnifici. E furono l’occasione per tornare a parlare, a confrontarsi, a sognare un futuro. Da lì cominciò un lungo cammino che Sant’Euserbio intraprese e che raccolse lungo la strada sempre più gente, fino a diventare un fiume di persone che si muoveva chiedendo giustizia e libertà. Un fiume che arrivò fine sotto le mura del re, che accolse il Santo come un amico e lo ascoltò con attenzione.

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Molte cose cambiarono da allora. Molte regole vennero cambiate. Molte teste saltarono, purtroppo per loro e per fortuna per la marca di Tolino e per noi che ne siamo i discendenti. Iniziò un periodo faticoso, perché molto c’era da ricostruire, ma pieno di soddisfazioni per chi vedeva il proprio lavoro dare i frutti. E non tutti lo sanno, ma molte delle idee e delle riforme fatte in quel periodo furono poi riprese in altri luoghi da altre persone, in particolare pochi decenni dopo in un luogo chiamato Toscana, facendo nascere un movimento che venne chiamato Rinascimento.

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E Sant’Euserbio? da uomo mite qual’era, si ritirò dalla vita pubblica e tornò a fare l’umile artigiano.

E così oggi non tutti sanno che è il Santo della Libertà  …

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