Andrea Peinetti 4 settembre 2013
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Come molti sapranno, in queste settimane è possibile firmare presso il proprio Comune o negli appositi banchetti organizzati in varie città, per i referendum radicali.

Di cosa si tratta?

Gli argomenti sono molti e toccano vari aspetti della nostra vita, iniziamo per questa settimana, con quelli riguardanti la giustizia:

1. Separazione carriere: carriere separate tra magistrati inquirenti e giudicanti;

2. Responsabilità civile dei magistrati: agevolare l’azione civile risarcitoria per i cittadini;

3. Magistrati fuori ruolo: per far rientrare nelle loro funzioni originarie centinaia di magistrati dislocati nelle pubblica amministrazione in modo da smaltire l’enorme quantità di processi cumulati;

4. Custodia cautelare: si intende limitare l’uso della custodia cautelare prima di una sentenza definitiva;

5. Ergastolo: abolizione dell’ergastolo.

La giustizia nel nostro paese è al collasso, l’Italia è maglia nera tra i Paesi dell’Ocse per la durata del processo civile: nel 2010 si sono impiegati 564 giorni per il primo grado, contro una media di 240 giorni e i 107 giorni del Giappone, che ha invece la giustizia civile più veloce del mondo. Il tempo medio stimato per la conclusione di un procedimento nei tre gradi di giudizio è di 788 giorni.

Con un minimo di 368 in Svizzera e un massimo di quasi 8 anni in Italia (dati rapporto Ocse).

L’Italia, si legge, spende all’incirca lo 0,2 per cento del sul Pil per i bilanci dei tribunali, esattamente come Svizzera, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Ma mentre in Svizzera e Repubblica Ceca in media un giudizio civile di primo grado richiede 130 giorni, in Italia ci vuole “il quadruplo”, avverte l’Ocse, e nella Repubblica Slovacca 2,7 volte.

Mi pare fuori discussione che serva urgentemente una riforma che possa rimettere in moto la macchina della giustizia italiana (ricordate: punto 7 del manifesto fondativo di fermare il declino). Al di là della discussione sull’abuso dello strumento referendario e dei risultati sicuramente deludenti ottenuti negli ultimi anni in termine di partecipazione, con un rischio elevato di andare incontro a un ennesimo fallimento, credo che forse una piccola spinta verso il cambiamento possano ancora darla.

Sono anche ben conscio della posizione di FARE sui referendum, che ha deciso di non appoggiarli esplicitamente, lasciando la libertà di scelta ai propri iscritti, ho deciso di appoggiare (ovviamente a titolo personale) i quattro referendum, a eccezione dell’abolizione dell’ergastolo che, seppur comprendendo le critiche fatte dai promotori dell’abolizione, continuo a ritenere necessario in casi particolari.

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