Andrea Peinetti 5 ottobre 2016
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Ci ho provato.

Ho letto, discusso, ascoltato pareri, illustri e no, chiacchiere da bar e discettazioni auliche e professorali.

Tutti hanno una parte di ragione, ma nessuno mi ha convinto.

Tutti raccontano una serie di bugie, tutti affermano qualcosa di cui non hanno certezza.

Che la revisione costituzionale sia prima di tutto un atto di novità, questo è forse uno degli argomenti più forti per il sì. Ma, come mi disse un amico di sinistra al momento di scegliere tra Fassino e la Appendino, non è detto che la novità sia di per sé positiva.

Se vincesse il no, dicono quelli del sì, ogni revisione verrebbe resa impossibile per decenni a venire, quindi meglio approvare ora e correre a correggere dopo, se serve. Devo dire che questo argomento mi provoca un brivido di leggera paura. L’ultima variazione costituzionale di un certo peso fu introdotta sempre dal PD ed era la riforma dell’articolo V. Una riforma orribile, causa del dissesto irresponsabile delle regioni, di cui tutti sono consapevoli ma che per anni (e per molti interessi) non è stata toccata.

Prima del 2000 ci sono state 22 correzioni costituzionali, mentre dal 2000 ad oggi sono state quattro quelle proposte, di cui due che hanno portato al referendum confermativo. Il primo, presentato dalla sinistra, ha ottenuto il via libera. Il secondo, presentato dalla destra, è stato respinto. In tutti e due i casi il clima referendario era pari ad oggi: uno scontro di posizioni più che di argomentazioni.

Sentendo i fautori del no affermare con sicurezza che una migliore revisione si farà dopo la loro vittoria, come se il risultato costringesse i perdenti ad accettare umilmente una cooperazione ad oggi mai verificatasi, mi rende chiaro che non è con queste modalità che si otterrà un risultato.

Un altro aspetto che ho provato a valutare, leggendo il testo, è la forma in cui è stata scritta. E se questo fosse l’unico metro, non avrei dubbi: i nuovi articoli sono scritti male, in modo confuso, con un utilizzo della lingua italiana e delle sue forme inaccettabile per quella che è la legge fondante per il paese.

Senza entrare nella discussione dei singoli articoli, che porterebbe il discorso ad essere ancora più noioso di quanto già lo sia, c’è da rimarcare solo brevemente, a favore del no, che:

  • mantenendo il Senato, non se ne eliminano tutti i costi, come promesso.
  • le nuove regole per l’approvazione delle leggi sono estremamente complicate e rischiano di dare adito a interpretazioni e ricorsi continui.
  • rende più difficile la presentazione delle leggi di iniziativa popolare

a favore del sì che:

  • rivede finalmente il titolo V, chiarendo le competenze.
  • fissa alcuni limiti negli stipendi dei politici.
  • diminuisce comunque il numero dei senatori

Ci sono poi alcuni argomenti che non riguardano i singoli punti, ma che sono di carattere generale:

  • le leggi di iniziativa popolare sono una chimera. Fino ad oggi i nostri cari politici non le hanno mai prese in considerazione.
  •  l’esperienza delle province, non abolite ma rese un giochetto interno alla politica, non rende fiduciosi verso il nuovo senato
  • il combinato disposto con la legge elettorale porta a rischi di egemonia. Affermazione di per sé abbastanza vera, se non fosse che ogni forza politica desidera una legge disegnata per ottenere il meglio per sé; ripensandola ad ogni elezione in base ai nuovi risultati. Quindi l’affermazione diventa falsa in sé.
  • Se vince il no, Renzi va a casa. Affermazione perlomeno azzardata; Renzi è stato disposto ad imbarcare Verdini, pensate davvero che non abbia pronto una rete di protezione per azzerare il rumore inutile dei suoi quattro oppositori interni e degli inutili sbraitanti oppositori esterni?
  • Se vince il no, è il caos. Affermazione stupida. Se vince il no, rimane in vigore “la più bella costituzione del mondo”. A meno che di colpo non sia diventata la più brutta (o che sia, come è sempre stata, una costituzione di livello medio-basso), è la stessa che ha fatto andare avanti la nazione fino ad oggi.

Potrei continuare ancora a lungo, ma aggiungerei noia al lettore oltre che a me stesso.

La realtà è che nessuna delle due parti mi convince.

Il PD ha combinato troppi sfracelli affermando la propria capacità di essere nel giusto per meritare la mia fiducia.

La destra ha perso credibilità non provando a dibattere nel merito una riforma che ha aiutato a definire e che è troppo vicina a quella da lei a suo tempo proposta.

I 5S giocano la solita partita NIMBY, sfruttando l’antipatia verso Renzi, il normale risentimento verso il partito al potere, la speranza del popolo in un ricambio reale della politica. Ma non propongo nulla.

Per questo, pur avendo sempre affermato che è un diritto ma ancor più un dovere esprimere le nostre convinzioni politiche, questa volta lascerò che chi è più convinto di me faccia pendere la bilancia da una parte o dall’altra.

Continuo a ritenere che senza un’etica personale e di nazione nessuna regola sarà sufficiente.

E temo che in Italia manchino spesso tutte e due.

 

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