Il male dell'Italia evidenziato nelle attuali parole di Re Umberto II di Savoia.

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Far  precipitare nei debiti  la compagnia aerea di bandiera italiana “Alitalia” per poi scorporare la parte “tossica” in una  bad company  di Stato e vendere la parte di valore ai francesi?

fatto!
Distruggere e rapinare la più antica banca del mondo, il Monte dei Paschi di Siena, fondata venti anni prima della scoperta dell’America, acquisendo per 13 miliardi di euro in contanti  una banca che valeva meno della metà, senza che i responsabili del Partito Democratico ne rispondano veramente e senza che si gridi allo scandalo? f

fatto!
Far acquisire all’azienda di telecomunicazioni  spagnola “Telefonica” il controllo totalitario di Telecom Italia, che opera quasi ancora  in una posizione da “monopolista” di mercato possedendo la rete telefonica italiana?

fatto! 

Questa lista contiene solo gli ultimi tre casi vergognosi e indecenti compiuti dall’intreccio della finanza con la politica italiana ma potrebbe continuare per molto tempo visto che l’elenco è lunghissimo.
Vengono i brividi al solo al pensiero che  fenomenali manager voluti dalla politica abbiano percepito compensi milionari per aver malgestito, fatto fallire e svenduto queste tre aziende strategiche italiane e siano tutelati dalla solita certezza di essere impuniti!
Questa è l’ennesima riprova che l’ordinamento repubblicano nato nel 1946 è fallimentare, è giunto al collasso ed è sempre più affamato di denaro per reggersi in piedi: ormai quasi tutto viene tassato, mancherebbe solo l’aria che respiriamo,  le imposte continuano a crescere ( anche le marche da bollo sono aumentate del 10%) e questo ci porta ad essere uno dei Paesi al mondo con la più elevata pressione fiscale.

Nel paradigma distorto dello Stato più aumentano le tasse con conseguenti maggiori entrate di Stato, (infatti si registra un avanzo primario) e più cresce la spesa pubblica con l’unico e tragico risultato di affossare sempre più la stagnante economia italiana: infatti le maggiori entrate vengono dissipate per coprire i maggiori costi  necessari a mantenere lo “status quo”.

Da 22 mesi l’Italia è senza una guida seria e noi italiani, senza una minima protesta, abbiamo pagato nuove e pesanti tasse ma gli sforzi economici sostenuti non sono serviti per ridurre il debito pubblico che anzi è cresciuto a dismisura sfondando l’indicibile quota di 2.078 miliardi di euro.

L’aumento di un punto percentuale di IVA e la patrimoniale realizzata con l’introduzione dell’ IMU,  attuati  a colpi di fiducia parlamentare da Monti, sono serviti per racimolare 4 miliardi di euro da prestare al Monte dei Paschi di Siena; dopo questo atteggiamento sibillino con cui il capo del governo ha gridato ai quattro venti che i conti italiani erano in grave dissesto, viene da pensare che l’abbia fatto solo con l’intento di giustificare l’aumento della pressione fiscale: infatti poi  l’unico atto concreto di tutta questa manovra fiscale  è stato il prestito dei soldi pubblici alla “fallenda” banca MPS invece di utilizzare tali risorse per ridurre il debito statale.

Un dubbio viene spontaneo: ci stanno prendendo in giro ancora una volta considerando che il bilancio dello Stato non viene mai presentato ufficialmente ai cittadini…

Con questo scellerato modo di gestire la res-pubblica  i burocrati-politici continuano a centrare l’obbiettivo di impoverire il ceto medio che sino ad ora ha costituito la spina dorsale del paese: è molto più semplice tartassare chi paga da sempre le tasse piuttosto che ridurre gli enormi e spropositati sprechi della macchina statale e i costi inutili.

Per uscire da questa terribile palude in cui l’Italia sta affogando bisognerebbe avere il coraggio di attuare due semplici provvedimenti: ridurre la pressione fiscale, per lasciare più denaro nelle tasche degli italiani in modo che i consumi possano riprendere ( e così ripartirebbe anche  l’economia), e  iniziare a ridurre seriamente i costi di gestione dell’apparato statale che ammontano alla spropositata cifra  di 800 miliardi di euro annui.

Purtroppo finché in Italia non ci sarà una vera guida che consolidi  il senso di appartenenza, l’attaccamento alla Patria e lo spirito di sacrificio , non ci sarà nessuna speranza per salvare veramente la nostra  Nazione.

Proprio l’attuale inquilino del Quirinale dovrebbe far proprio questo attualissimo messaggio scritto dal suo predecessore Re Umberto II di Savoia, dall’esilio, agli italiani:
“Nel saluti che vi ho rivolto ogni anno dal mio lungo e doloroso esilio, ho sempre esortato invano gli uomini che si sono assunti la responsabilità di governarvi ad affrontare con determinazione e risolvere con coraggio i gravi problemi dell’ora.

Inutile enumerarli.

Ognuno di voi li conosce e li soffre.

Ora si parla di grandi riforme, quando è evidente che il male maggiore, che tutto drammatizza, è di avere ignorato l’amore per la Patria, che fa sentire e riconoscere gli interessi comuni a tutta la collettività nazionale. Si son visti e perseguiti solo interessi di parte, anche quando, così facendo, si danneggiavano quelli comuni, essenziali.

Anziché affrontare grandi riforme, che richiedono lungo tempo, occorrerebbe assicurare il funzionamento dei vari rami della pubblica amministrazione. Sempre che, nel contempo, si riportino tutti al culto della Patria.

Questo solo dà la volontà e il coraggio di superare le difficoltà e sopportare i sacrifici”.

Dobbiamo riflettere molto sulle profonde parole di Re Umberto II, che già più di trenta anni fa, (quest’anno ricorre il 30esimo anniversario della morte), con grande lucidità dall’esilio focalizzava il vero male dell’Italia repubblicana e forniva al suo popolo delle concrete soluzioni per risolverlo.

Se queste sono parole ancora attuali, la colpa è di chi non le ha volute seguire come insegnamento quando le scrisse.

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