L’ARTE SALVERA’ L’ITALIA SOLO SE…

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Il governo Letta si mostra ottimista e afferma che in fondo al tunnel si intravede una luce ma l’amministratore delegato della Fiat Marchionne smorza l’entusiasmo avvertendo che si tratta solo di quella di un treno…

Davanti a questo siparietto possiamo solo piangere visto che la situazione economica del nostro paese è veramente tragica.

L’Italia repubblicana ha accumulato in 67 anni di storia, grazie alle scelte scellerate di una  classe politica inadeguata, un debito pubblico di  2.075 miliardi di euro, pari a 4.017.760 miliardi di vecchie lire italiane, con un debito pro-capite di quasi 34.583,33 euro; Un primo tentativo per  provare a ridurlo è stata l’introduzione nella Costituzione italiana del vincolo del pareggio di bilancio obbligatorio a partire dal 2013.

Negli ultimi anni è stato registrato un avanzo primario di gestione che ci ha regalato solo illusioni visto che la pressione fiscale non è mai diminuita, anzi è tra le più elevate al mondo e non è in programma una seria riduzione degli enormi sprechi della pubblica amministrazione e degli inutili costi della politica.
Nei primi 152 anni di storia dell’Italia unita il pareggio di bilancio è stato trattato una sola volta prima d’ora: nel decennio 1864-1873…quando, a più riprese, Quintino Sella, piemontese nato a Mosso il 7 luglio 1827, ricoprendo l’incarico di Ministro delle Finanze cercò di risanare il bilancio del Regno d’Italia gravemente deficitario per le spese sostenute nelle guerre d’indipendenza e nella costruzione delle infrastrutture.

La sua ricetta prevedeva un equilibrio tra le entrate e le spese ordinarie imponendo una politica fiscale rigida e oppressiva: lo fu a tal punto che nel 1873 la Sinistra chiese le sue dimissioni, che prontamente rassegnò; gli successe Marco Minghetti che continuò l’opera intrapresa dal predecessore biellese e questa strategia  portò nel corso di quasi quindici anni al raggiungimento nel 1876 dell’equilibrio di cassa.

Da quel momento in poi l’argomento non fu più preso in considerazione arrivando all’attuale degenerazione debitoria dello Stato italiano.

Certamente siamo arrivati a un punto di non ritorno, dove non possono più essere commessi gli errori compiuti da una classe politica che per oltre quarant’anni non è stata  in grado di amministrare in maniera adeguata la “Res Pubblica” ipotecando il futuro delle generazioni a venire.

E puntualmente è arrivato il tragico momento di pagare il pesantissimo conto, frutto degli sbagli del passato, che grava sulle nostre spalle. A noi spetta il compito di non ripetere quanto di profondamente errato è stato compiuto in passato ma anzi dobbiamo costruire con estrema lungimiranza e senza egoismi il futuro del nostro Paese.

Dobbiamo avere una visione a lungo termine e immaginare come vogliamo che sia l’Italia nei prossimi 50 anni. Le politiche a breve termine sono solo palliative per tirare avanti quando non si ha in mente un obiettivo preciso da raggiungere ed è quello che purtroppo è accaduto da quando è nata la Repubblica Italiana.

Ora è giunto il momento di cambiare rotta e costruire le solide  basi per rendere la nostra Nazione più moderna, efficiente, snella e produttiva.

Se tutto il mondo ci definisce il “Bel Paese” ci sarà un motivo, infatti possediamo il maggior numero di opere d’arte di tutto il pianeta e si stima che un terzo del totale sia conservato appunto in Italia che ha solo una superficie di 301.338 kmq.

La cultura e l’arte fanno parte della nostra tradizione e la ricerca del bello è un elemento unico e distintivo che ci caratterizza da duemila anni sin da quando Roma era “Caput mundi”.

Non avremo pozzi petroliferi come gli Emirati Arabi, ma il nostro “oro nero”, unico e inimitabile è costituito dai beni artistici e culturali. Ne possediamo milioni di esemplari di ogni epoca e tipologia e molto spesso non siamo in grado di valorizzarli al meglio. Basti pensare alle decine di migliaia di quadri che rischiano di “ammuffire” e rovinarsi nei sottotetti o negli scantinati dei nostri musei per mancanza di spazi espositivi.

Ovviamente la cultura non deve essere amministrata in modo ottuso ma anzi deve stare al passo con i tempi; sono anche necessari maggiori prestiti espositivi temporanei all’estero che servano come biglietto da visita per promuovere l’Italia nel mondo e incrementare lo sviluppo del turismo.

Questo però richiede investimenti certi, pianificati e organizzati che nel lungo periodo ci permetteranno di strutturare e creare una forte economia italiana legata alla gestione del nostro patrimonio artistico e culturale. Sino ad oggi la cultura è sempre stata concepita come un punto di debolezza che richiede solo investimenti pubblici senza essere considerata una specifica risorsa in grado di produrre ricchezza per il Paese: infatti è sempre percepita come un pesante “fastidio” e una voce marginale dei bilanci pubblici a cui destinare sempre meno fondi.

Al contrario, l’arte salverà l’Italia solo se sapremo considerarla come un punto di forza e se sapremo incentivare e tutelare le aziende private e pubbliche che svolgeranno la propria attività in questo strategico settore: questo ci permetterà di incrementare notevolmente il prodotto interno lordo e rilanciare la nostra economia che ormai è in stagnazione.

L’arte è la risorsa che ci permetterà di ridurre il debito pubblico: ma “volere è potere”, e chi governa deve scegliere se impegnarsi a lavorare concretamente affinché la cultura diventi una delle principali attività produttive del nostro Paese per far ripartire l’economia oppure se continuare ad aumentare le tasse opprimendo sempre e solo il ceto medio  bloccando del tutto la crescita.

Sono convinto che il risanamento debba partire da una più accurata gestione del nostro inestimabile patrimonio artistico che tutti ci invidiano e che abbiamo avuto la fortuna di ereditare dai nostri antenati. Infatti in ogni angolo d’Italia, dalle località più famose a quelle meno conosciute, sono presenti beni culturali che se ben valorizzati e resi fruibili alla collettività e ai turisti, possono generare ricchezza e posti di lavoro anche per i giovani.

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