Libertà dal terrore: siamo pronti a difenderci da attacchi jihadisti in Italia?

Nathan Cirillo, il militare canbadese di origini italiane ucciso dal terrorista di origini libiche a Ottawa
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Siamo solidali con il Canada, con il suo popolo libero e tollerante, così come lo siamo con tutti coloro che stanno soffrendo a causa della travolgente ferocia del fondamentalismo jihadista che avanza.

Non sorprende l’attentato a Ottawa del 22 ottobre, dove un attentatore di origini libiche ha colpito il cuore politico del Canada, uccidendo Nathan Cirillo, un soldato canadese di origine italiana, e seminando panico e terrore in tutto il paese.
Non sorprende perchè l’appello lanciato dallo Stato Islamico (IS/ISIL) settimane fa è stato chiaro, esplicito, esaltante: chiunque, in qualunque parte del mondo, in qualunque momento deve colpire, portare distruzione, uccidere il nemico (gli occidentali, noi). E proprio a fine settembre un messaggio dello Stato islamico invitava a uccidere anche cittadini canadesi “in qualunque maniera”, e questo perchè anche il Canada, tra i tanti, appartiene alla coalizione militare guidata dagli Stati Uniti.
Il fondamentalismo islamico è alla base di questo attacco, il primo di una serie a cui assisteremo nel prossimo futuro, in Europa e probabilmente anche in Italia: nessuno può sentirsi libero poichè la libertà in cui crediamo, e per la quale generazioni di occidentali (anche italiani) sono morti, è minacciata da un oscurantismo radicale e violento: di questo dobbiamo acquisire consapevolezza. Dei circa 3.000 europei (immigrati di seconda o terza agenerazione) che sono andati a combattere in Iraq e in Siria nelle fila dello Stato Islamico, almeno 48 sono di nazionalità italiana. Quelli che sopravviveranno e che torneranno in Europa hanno già ricevuto l’ordine di colpire, colpire ovunque, per uccidere. E lo faranno. E all’appello risponderanno anche i fondamentalisti che in Europa – e in Italia – sono rimasti, e con loro gli squilibrati, i disadattati, gli emarginati che nella degenerazione della religione islamica intravedono una via di redenzione.

Chiunque, e in qualunque momento potrebbe portare a compimento un’azione come quella portata a termine in Canada, uccidendo, ferendo, terrorizzando. E’ una tecnica semplice, economica, di difficile contrasto; e ricorda molto da vicino quella degli attaccanti suicidi che oggi colpiscono in Afghanistan, in Iraq, in Siria, ma è in casa nostra che può essere portata a termine con armi semplici, o di facile reperibilità, da soggetti fuori controllo, spesso insospettabili. Una tecnica collaudata in grado di ottenere il suo scopo: non l’uccisione del più elevato numero di nemici, bensì la diffusione della paura anche attraverso l’amplificata trasmissione mass-mediatica dell’evento, che poi è il vero fine del TERRORISMO. Un terrorismo condotto da combattenti fondamentalisti con i quali è impossibile dialogare.

Credere nel valore della libertà impone di battersi affinchè tale libertà possa essere garantita a tutti: non significa garantire libertà d’azione ai fanatici fondamentalisti.
Siamo dunque pronti a difenderci da un attacco jihadista e a mantenere la nostra libertà?

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