Andrea Peinetti 3 Novembre 2018
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Vedo in questi giorni un gran fervore in ambito torinese.

Il Comune 5S, che già prestava il fianco a debolezze tutte sue, è oggi ancor più indebolito dalla gemella amministrazione capitolina e dal governo gialloverde, che sembra più inconcludente che pericoloso.

Il risultato è che gli zombie del centro destra e del centro sinistra sono ringalluzziti dalla possibilità di colpire, sperando di abbatterla, la giunta Appendino. E probabilmente hanno anche buone probabilità di farcela.

Come sempre, però, come negli ultimi decenni, manca loro una qualunque visione strategica che possa dare un futuro a questa città.

L’importante è abbattere, non certo (ri)costruire.

Questi signori ricordano molto da vicino i governanti del 1848. Tutti loro vedevano, sentivano, capivano che la popolazione, la borghesia che era la spina dorsale delle loro comunità, non ne poteva più. Vedevano, sentivano, capivano che era necessario un cambiamento profondo,  a partire dai rappresentanti stessi, ma ancor più nelle modalità con cui veniva gestito ogni singolo staterello. Vedevano, sentivano, capivano che se non avessero messo in atto dei cambiamenti profondi sarebbero stati travolti da un’onda rivoluzionaria.

Vedevano, sentivano, capivano ma nulla fecero e la marea fu tanto forte e tanto violenta da diventare un modo di dire: “è stato un ’48” (che i più anziani si ricorderanno ironicamente ripreso anche anche da una pubblicità di Carosello :”arriva Lancillotto, succede un ’48…”).

Tornando ai tempi attuali, molti hanno sperato che l’accolita confusa e confusionaria dei ben intenzionati pentastellati fosse la soluzione. Molti hanno già capito che non lo sono, e molti lo capiranno nei prossimi mesi.

Ma mi auguro con tutto il cuore che nessuna delle cariatidi che hanno contribuito a portarci fino a qui negli ultimi trent’anni si illuda per qualsivoglia motivo che l’eventuale caduta della Appendino apra loro le porte per un ritorno non auspicabile.

E se si illudono, il loro ritorno alla realtà sarà tanto brutale quanto amaro.

Sarà un vero ’48.

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