Andrea Peinetti 27 ottobre 2016
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Il centro destra è in stato di perenne confusione ed è necessario che vengano gettate le basi per una nuova proposta in grado di ricompattare le fila.

I tentativi di riunire e dare una nuova struttura all’area sono molti e frammentati.

E, indipendentemente da come la si pensi, la mancanza di un centro destra in grado di fare da contraltare alle altre parti politiche è un grave problema per la tenuta democratica.

Per questo è bene che, chi vuole, si impegni al massimo per cambiare la situazione.

Sì, ma tutto questo che c’entra con la globalizzazione ?

C’entra, perché la situazione odierna, come sempre, non nasce dal nulla, ma è il risultato di tutte le scelte fatte a partire dall’uomo delle caverne fino ad oggi.

E la globalizzazione è un passo avanti per l’umanità, ma la sua gestione è stata una scelta improvvida di politici incapaci di prevedere ciò che succederà la prossima settimana, figuriamoci il prossimo decennio.

Sia chiaro, io non sono contro la globalizzazione. Anzi, voglio ricordare a tutti che la scelta di aprire i mercati e di abbattere barriere ha innalzato sopra il livello della povertà e salvato dalla morte per fame milioni di persone.

Ma ogni medaglia ha il suo contrario, e ciò che è andato, con un termine caro alla sinistra, a redistribuirsi in altre parti del mondo, si è perso nella parte ricca e grassa, l’occidente.

Che è ancora ricco e grasso (uno dei problemi principali è l’obesità, tanto per dire), ma che ha perso un poco di arroganza, un poco di denaro, un poco di  dignità e che soprattutto ha distrutto completamente la sua classe media.

E lo ha fatto per l’incapacità totale di gestire la situazione, barcollando tra chi vuole tornare a costruire muri (inutili) e chi vorrebbe aprire le porte e affogare la propria (non sentita) identità in un “volemose bene” universale.

Il fenomeno è preoccupante e si registra in tutto l’emisfero occidentale. Ed è evidente nello scontro attuale per la presidenza degli Stati Uniti. Il dover scegliere tra un populista come Trump e una burocrate come Clinton fa tremare i polsi, quasi come dover sceglier se dare il voto a una revisione costituzionale mal fatta o respingerla e bloccare il paese.

Servono forze nuove, non compromesse. Servono idee nuove, in gradi di trovare una terza via tra la paura e l’invasione. Servono persone in grado di parlare sommessamente, magari persino non troppo televisivi, ma capaci di fare una sintesi e di dire cose intelligenti.

A tutti i livelli, è ore di tornare al merito (tornare? cominciare a valutarlo !!), per non dover scegliere persone compromesse in un sistema odioso o persone senza preparazione e senza profondità.

Non vogliamo più scegliere tra Appendino e Fassino, tra Renzi e Di Battista, tra Trump e Clinton.

Vogliamo tornare al piacere di scegliere persone in cui ci specchiamo.

Persone che ci rappresentano  e non, come ormai è di moda dire, con un errore concettuale gravissimo, nostri dipendenti.

Persone che godono della nostra fiducia, a cui poter affidare la gestione della cosa pubblica, questa sì “cosa nostra”, senza dover temere che se la portino via o che la distruggano.

Vediamo se ciò sarà compreso dalle forze politiche che si dibattono nel pantano del centro-destra.

 

 

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