Andrea Peinetti 29 novembre 2017
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Della mancata qualificazione della nazionale non me ne frega nulla. Perché sono convinto che debba andare avanti chi merita, e l’Italia non ha meritato.
 
Mi colpisce molto di più ciò che sta succedendo dopo la partita e che mostra una volta di più come l’Italia (nazione, non squadra) sia un paese ingessato, senza possibilità di rinnovo e di cambiamento.
 
In ogni aspetto della vita ci sono in campo interessi contrapposti che in una società sana si fronteggiano in base a regole dettate dalla politica e controllate dalla magistratura.
 
In un paese insano, come il nostro, la politica è quasi sempre parte in gioco, falsando le norme fin dall’inizio e la magistratura si riserva un puro gioco d’immagine.
 
Il risultato è come nel calcio: un presidente ormai vecchio (in tutti i sensi) inamovibile perché garante dell’equilibrio, dii cui tutti chiedono le dimissioni ben sapendo che non lo farà per non far cadere il debole castello di carte risultato di mille compromessi.
 
I danneggiati come sempre, sono le persone normali, i tifosi non organizzati, quelli che ancora pensano che il calcio sia un gioco, che vorrebbero godere di gesti tecnici, discutere di formazioni, appassionarsi per una partita.
 
Alzate lo sguardo dal calcio e vedrete che lo stesso schema si riproduce ovunque: non si può cambiare il presidente della Banca d’Italia, anche se basterebbe un minimo di etica personale per impedirgli di continuare, non ci sono colpevoli se alberghi vengono travolti da frane, se i ponti crollano, se i fiumi invadono i territori.
 
E’ una impunità diffusa che non si potrà cambiare fino a che non salirà dal basso un impeto di cambiamento reale, una voglia di travolgere le mummie ingessate.
 
Ma questo capiterà solo quando tutti capiranno che le briciole distribuite dai caporioni non sono un regalo, ma il modo di tenere sotto controllo le masse e impedire alla nostra nazione di crescere.
W L’ITALIA

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